Il fisco fa un patto con gli evasori? Il nostro Governo, volendo un “fisco amico”, ha varato una riforma fiscale che dal 2024 introduce il concordato preventivo, una sorta di intesa con i contribuenti valida 2 anni.

Scopriamo insieme di che si tratta: metto qui sotto il video in cui spiego tutto, ma più sotto, per chi lo preferisce, c’è anche il classico nero su bianco… buona visione o buona lettura.

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Il Mef, ovvero il Ministero dell’economia e delle finanze, ha recentemente accertato, per oltre 4 milioni di contribuenti, oltre 41 miliardi di evasione da lavoro autonomo o reddito di impresa.

Ed il Governo, volendo un “fisco amico”, propone un bel concordato preventivo per i prossimi 2 anni.

Nella sostanza, a ciascun contribuente che rispetta certi requisiti, l’Agenzia delle Entrate presenterà, una stima del reddito imponibile ed una conseguente proposta di tassazione riguardante l’anno di conclusione dell’accordo e quello successivo.

Complessivamente, quindi, la proposta sarà per per un periodo massimo di due anni e quest’anno, ovviamente sarà per il 2024 e 2025.

La proposta riguarderà sia l’imposta sui redditi che l’Irap, ovvero l’imposta regionale sulle attività produttive..

E se l’interessato accetta, per due anni paga le imposte in base alla proposta che gli viene fatta.

In pratica, per il contribuente sarà possibile fare un vero e proprio patto con l’Agenzia delle Entrate, patto con il quale potrà concordare in anticipo quante tassa pagare e conseguire così 3 vantaggi: 1) pagare meno del dovuto, se è un evasore seriale 2) non avere accertamenti fiscali per gli anni di concordato 3) guadagnare soldi esentasse se nei 2 anni successivi avrà maggiori redditi del previsto, dato che verserà solo le imposte concordate.

In pratica, il concordato diventa davvero interessante per 2 categorie di contribuenti:
1 – evasori fiscali disposti a pagare qualcosina in più pur di essere sottoposti a controlli approfonditi da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

2 – coloro che hanno già in programma un reddito anomalo per un determinato anno, magari per un grosso contratto spot già siglato e che avrà efficacia nell’immediato futuro.

Ed entro quando si potrà aderire?

L’Agenzia delle Entrate, entro il 15 marzo di ciascun anno, metterà a disposizione appositi programmi informatici per l’elaborazione del concordato preventivo biennale ed i contribuenti potranno aderire entro luglio, per il 2024, ed entro giugno per gli anni successivi.

E chi potrà aderire al concordato?

Al concordato preventivo potranno accedere:
1- i titolari di partita Iva che hanno aderito al regime forfettario con un’attività professionale esercitata da più di due periodi d’imposta.

2- i lavoratori autonomi dotati di partita Iva e le piccole e media imprese. I contribuenti in questione devono avere un punteggio Isa, ovvero l’indice sintetico di affidabilità, pari ad almeno 8 e non avere debiti tributari superiori a 5.000 euro, compresi interessi e sanzioni. Tra i debiti non devono rientrare nemmeno quelli relativi a contributi previdenziali definitivamente accertati con sentenza irrevocabile o con atti impositivi.

Chi, invece, non potrà aderire?

Ovviamente chi non è ricompreso nei 2 punti che vi ho appena citato, ma vengono esclusi anche i soggetti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi o abbiano ricevuto delle condanne per dichiarazione fraudolenta, mediante l’uso di fatture o altri documenti per attestare delle operazioni inesistenti.

Quali sono le attese di questa misura?

L’Erario prevede l’adesione di circa 53mila soggetti Isa, per un maggiore introito fiscale complessivo di 760milioni di euro.

Vedendo, però, quanto è accaduto nel passato l’effettiva portata di questa misura è tutta da verificare.

Quali sono le controindicazioni del caso?

Con il concordato il reddito del contribuente viene determinato in modo virtuale, cioè senza prendere in considerazione il reale andamento della sua attività economica.

Ed i suoi effetti cessano solo e soltanto se il minore reddito effettivo eccede del 60% rispetto all’importo concordato e la riduzione è determinata da circostanze eccezionali. 

Sicuramente questo è un aspetto da prendere in considerazione attentamente ed occorre valutare bene il reale andamento dell’attività, dei rapporti con i clienti e dell’incasso dei propri crediti.

Bene, per riassumere come ho letto su diversi commenti, in linea generale il Fisco «amico», non ti chiede tutto e poi non mi controlla.

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Il fisco fa un patto con gli evasori fiscali? Dal 2024 arriva il “Concordato”: chi ci guadagna?