Finiti gli studi, qualunque essi siano (liceali, la laurea triennale o specialistica), un figlio ha il dovere di trovare un’occupazione e rendersi autonomo.

Senza continuare a coltivare illusioni, sogni e speranze incompatibili con il mutato mercato del lavoro. Perché l’assegno di mantenimento di un genitore ha una funzione educativa e non è un’assicurazione per fare la bella vita nell’illusione di diventare magari uno youtuber famoso…

Con la sentenza 17183, i giudici della Cote di Cassazione superano un principio oramai “vecchio” ed affermano l’obbligo del figlio di attivarsi per cercare un lavoro qualunque per rendersi autonomo, in attesa di un impiego più aderente alle sue aspirazioni.

Chiude i cordoni anche la famiglia ricca

Secondo la Cassazione anche i genitori facoltosi possono chiudere i cordoni della borsa, quando il figlio abbia compiuto la maggiore età e terminato il suo corso di studi. Se è brillante e vuole proseguire il suo percorso di studi può puntare ad una borsa di studio o darsi da fare per arrotondare il magro bilancio.

Capacità di lavorare già a 18 anni

Nelle righe della sentenza si può leggere che “Il concetto di capacità lavorativa, intesa come adeguatezza a svolgere un lavoro, in particolare un lavoro remunerato, si acquista con la maggiore età”.

Tramonterà così anche l’era dei figli “bamboccioni” fino a 30 anni!

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