Quota 100? Perché non potremmo fare quota 80 o magari anche 70? Non sarebbe interessante per tutti lavorare meno? Certamente, ma……

Caro lettore, su questo tema, prima di proseguire, mi preme farti una indispensabile premessa. Quello che scrivo non vuole essere una provocazione o una critica polita.

Il mio scopo è, come sempre cerco di fare, stimolare i tuoi neuroni di lettore attento e farti riflettere su quello che credo sia uno dei punti chiave da considerare in merito, ma ad oggi da tanti sottovalutato.

Ma procediamo con ordine. Che cosa prevede l’attuale normativa sulla oramai famosa quota 100 ?

Beh, semplificando all’osso il concetto, prevede la possibilità di andare in pensione a chi raggiunge, con una somma tra età anagrafica e anni contributivi, il numero 100.

Ad esempio, un lavoratore di 62 anni e 38 anni di contributi alle spalle, potrebbe approfittare di questa opportunità ed andare in pensione in quanto, sommando 62 a 38, ottengo appunto 100.

Ma se introducessimo una quota 80? Lo stesso lavoratore a 52 anni e 28 anni di contributi potrebbe richiedere la pensione. Non sarebbe stupendo ?

Beh posso azzardare che, come per me, la tua prima risposta istintiva è “certo”, giusto? Beh è ovvio. Ma ragioniamo assieme su un altro aspetto……

Il sistema contributivo

Ad oggi, salvo per i lavoratori con una lunga età lavorativa alle spalle, il sistema pensionistico è di tipo contributivo.

Qualcosa della serie “visto che lo stato non ti regala e regalerà dei soldi, la tua pensione sarà semplicemente una restituzione a rate mensili dei contributi che lavorando hai versato o che sono stati versati a tuo nome dall’azienda per cui hai lavorato”.

Questo prevede, come logica conseguenza, che la pensione lorda che ognuno di noi riceverà sarà assolutamente proporzionale ai contributi versati ed inversamente proporzionale alla vita attesa residua al momento del pensionamento.

Ma che significa tutto ciò? Beh semplicemente che la mia pensione sarà tanto più bassa tanto meno anni di contributi verserò. Ed ugualmente sarà anche tanto più bassa tanti più anni da pensionato avrà di fronte da vivere.

L’idea di smettere di lavorare prima, quindi, può sembrare attraente, ma potrebbe tradursi in una realtà in cui l’importo della mia pensione potrebbe essere talmente basso da non permettermi nemmeno di sopravvivere.

Ciò un livello tanto basso per cui sarei incapace non solo di mantenere il mio tenore di vita da lavoratore, ma addirittura di mangiare, pagare le bollette di casa o fare un regalo ai miei nipoti il giorno del loro compleanno.

L’ipotesi,a questo punto, non è così ammiccante come prima vero?

Per me no. E di conseguenza ecco il focus su cui volevo attivare i tuoi neuroni.

Quando o quanto ?

Il vero punto su cui si dovrebbe focalizzare l’attenzione di ognuno di noi non è quando andremo in pensione, ma quanto avremo di pensione.

Cioè, piuttosto che ragionare semplicemente sul quando andremo in pensione, sarebbe anche molto utile ragionare sull’importo mensile che riceveremo una volta in pensione e capire anche come potersi garantire 1.000,00 euro di pensione integrativa in più…..

Se non hai mai riflettuto su questo tema e vuoi capire il tuo “quanto”, non esitare a contattarmi……

Al riguardo suggerisco anche la lettura di :

quota 100 . Perché non 80 ?

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