Dal lato del mercato, nonostante quello delle criptovalute abbia solo 8 anni, secondo i dati riscontrabili sulla rete, al giugno 2017 ha già raggiunto volumi di trading superiori ai $100 milioni.

$100 milioni certamente è una posizione importante, ma non grande abbastanza da essere degna di nota nel contesto in cui viene scambiato il dollaro, mercato che vede miliardi di dollari scambiati ogni giorno. Da ciò deriva che uno dei fattori importanti da tenere a mente è il rischio associato con il trading di mercati nuovi e molto volatili, e comprendere che le perdite possono giungere ancora più velocemente dei profitti.

Una quotazione in tempo reale del Bitcoin, ad esempio, si può facilmente verificare sul sito https://www.investing.com/currencies/btc-usd e da questo, possiamo vedere che dai massimi di 19.891,00 $ toccati il 17/12/2017, le quotazioni hanno toccato un minimo di 10.718,00 $ il 22/12/2017, ovvero un calo del 46,12% si è materializzato in pochi giorni.

Bisogna considerare, inoltre, che poiché la capitalizzazione di mercato della maggior parte delle valute digitali è particolarmente ridotta, l’andamento può anche risentire delle operazioni di singoli investitori, ovvero il piccolo investitore è in balia di quello che decidono di fare i “big player” del mercato.

Dal punto di vista del possibile futuro del mercato delle criptovalute, invece, bisogna sempre tenere a mente che una delle principali caratteristiche delle criptovalute come Bitcoin è quella di essere decentralizzate, ovvero invece di essere controllate da un’unica fonte o società (banca centrale o Governo). Bitcoin, infatti, viene creata e immagazzinata in un sistema di rete peer-to-peer, facendo affidamento su quello che viene ritenuto essere un sistema di crittografia sicuro per la creazione tramite l’utilizzo di firme digitali note come blockchain o catene di blocchi.

A rendere potenzialmente nullo, il  valore di BitCoin è la sua natura stessa: una moneta che non esiste, volatile, intangibile, invisibile, indefinibile, che si ‘scava’ con i computer, creata da un programmatore senza nome e senza identità. Un ‘Grande Boh’ che, proprio per questo, potrebbe valere molto così come potrebbe valere molto poco.

La decentralizzazione fa anche si che sia le transazioni che le posizioni detenute in criptovalute siano completamente anonime. Questo anonimato, oltre a far nascere dubbi circa l’utilizzo illegale delle valute digitali da parte di organizzazioni illegali e/o terroristiche, è decisamente in contrasto con le normative anti riciclaggio e di emersione delle attività illecite e/o del “nero” dei vari Paesi nel mondo.

E proprio questo aspetto di contrasto con la direzione voluta a presa dai principali Paesi mondiali, potrebbe portare alla fine delle criptovalute. Non essendo riconosciute, fisiche e spendibili, basterebbe che un paese tipo gli Usa le dichiarassero illegali per far collassare il mercato intero delle criptovalute.

Non a caso un operatore come Morgan Stanley ha recentemente titolato “Bitcoin vale zero” !

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